Credo che le cose più importanti siano essenzialmente due: che la diluizione avvenga comunque avendo la certezza di immettere liquido “vivo”, cioè in cui ci sia attività certa di acetobatteri, e che l’innesto dell’acetificazione avvenga assolutamente con scalarità facendo molta attenzione a non disturbare (o peggio distruggere) il velo batterico superficiale. Scrivi che in due tini la fermentazione alcoolica si è fermata naturalmente…e qui mi sorgono ulteriori dubbi e molte perplessità: perché fare la fermentazione alcoolica in tini o botti, cioè in legno, se la formazione di alcool inibirà conseguentemente, e per lungo tempo, il substrato ideale agli acetobatteri? Saltare i passaggi chiave, relativi ai periodi climatici ottimali, e utilizzare contenitori diversi dalla tradizione può portare a effetti indesiderati che sono difficili da correggere; e non sempre ci si riesce… Ma forse non ho capito bene cosa è successo.
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