Botte tonda, botte ovale, caratello, tino…quante le diverse forme dei “legni” utilizzabili in una batteria di balsamico tradizionale! E’ solo un fattore estetico, il caso, l’arte e la tradizione del bottaio, o un preciso ragionamento che orienta verso una forma o un’altra? Un tempo si usava quello che si trovava…e anche adesso risulta eccellente il riutilizzo di legni usati per affinare vin santo o marsala, ad esempio.
Esiste quindi una “forma ideale”, e se si: quali sono i fattori che lo determinano?
Prendiamo un esempio: a parità di volume, parità di spessore delle doghe e parità di essenza, quali sono i fattori che concorrono maggiormente al miglior affinamento del balsamico nel tempo? Me ne vengono in mente due: la manifattura (doghe piegate o segate – la eventuale tostatura a mio parere incide poco e solo sugli aromi-) e la maggiore superficie di contatto liquido/legno. Esiste una tabella comparativa non empirica di questo ultimo aspetto?
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